BENEDIZIONE DELLE CASE O DELLE FAMIGLIE?
(NATALE 2012)

Cari parrocchiani, o per usare il linguaggio di San Paolo, cari santi, ormai il concetto o la necessità di una nuova evangelizzazione credo sia diventato un luogo comune usato dai cristiani nelle varie comunità visto che è tanto tempo che se ne parla. Tutti, infatti, siamo convinti di questa urgenza.

Ma, che cosa significa “Nuova evangelizzazione”? Da dove cominciare? Come e cosa fare? I primi cristiani per evangelizzazione, obbedienti al mandato di Gesù stesso, intendevano l'annuncio del Kerigma, cioè far conoscere a tutti l'evento Cristo. La persona di Gesù - Dio incarnato, morto e risorto per tutti gli uomini:" Uomini di lsraele Gesù di Nazaret uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni... voi per mano di pagani, l'avete crocifisso. Ora Dio lo ha risuscitato da morte perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere " (At. 2, 22 - 25). Questo annuncio, accompagnato dalla coerenza della vita generava nei loro confronti rispetto ed ammirazione da una parte ma anche disprezzo e odio dall'altra, a seconda degli uditori.
Ma, chi erano i cristiani? Gente normale che "non si distingueva dagli altri né per territorio, né per lingua, né per consuetudini di vita.
Non abitavano città proprie, non usavano un linguaggio particolare, non conducevano uno speciale genere di vita. La loro dottrina non era frutto dell'acuta indagine di uomini di genio; e non professavano una dottrina umana" (Lettera a Diogneto). "Abitavano una loro rispettiva patria, ma vi erano come pellegrini; prendevano parte a tutti gli obblighi come cittadini, ma tutto sopportavano come stranieri. Si sposavano come gli altri e generavano figli, ma non esponevano la prole. Avevano in comune la mensa, ma non i talamo. Vivevano nella carne, ma non secondo gli istinti della carne. Trascorrevano l'esistenza sulla terra, ma erano cittadini del cielo” (ibid.). Portavano amore a tutti, ed erano perseguitati; insultati, benedivano. Per dirla in breve, ciò che è l'anima per il corpo, questo erano i cristiani per il mondo (ibid.).
Dunque, chi erano i cristiani?
Gente come noi che credeva in Gesù e nei suoi insegnamenti ma che li metteva in pratica sul serio. Gente però che credeva anche nella nuova identità che Gesù stesso aveva loro dato. Essi erano fermamente convinti e si gloriavano di essere Chiesa, comunità, il nuovo popolo di Dio, cioè tutti fratelli e figli dello stesso Padre. Questo era il motivo di fondo, la molla che li portava a vivere assieme come un'unica famiglia. Così come leggiamo in Atti degli Apostoli: "Erano un cuor solo ed un'anima sola, mettevano tutto in comune, ogni giorno salivano al Tempio a pregare (erano perseveranti nella preghiera) e si riconoscevano nello spezzare il pane (condivisione, Eucaristia)" (At. 2-42, 46).
S. Paolo paragona la Comunità ad un corpo ben compaginato nelle sue membra dove ogni membro svolge il suo compito (fa la sua parte ) ha, diremmo noi, la sua vocazione (1 Corinti, 12,12ss.).
Nel 'Credo' tutte le Domeniche quando affermiamo che la Chiesa (Comunità) è Una, Santa, Cattolica e Apostolica intendiamo ribadire, in altri termini, lo stesso concetto di S. Paolo. Anche il Concilio Vaticano 2 intende la stessa cosa e la spiega, approfondendola, quando dichiara che la Chiesa è un popolo Sacerdotale, Regale (Santo) e Profetico (LG. nn. 310, ss.).
Ed è proprio su questo fondamento che io ho intenzione di costruire col vostro aiuto la nostra Comunità-famiglia Parrocchiale. "Dalla collaborazione alla corresponsabilità". Una frase che mi sembra riassuma bene il programma e l’impegno di tutti per questo anno pastorale 2012 - 2013.
Il primo punto da cui vorrei partire e allo stesso tempo la mèta che vorrei raggiungere con voi è comprendere che cosa significa essere popolo Sacerdotale. Ne parleremo. Per ora mi fermo qui.

Buon Natale a tutti.

Il Parroco
    P. Giorgio Busni

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