All’inizio dello “stradello”
Il titolo del nostro foglietto parrocchiale, “Lo Stradello”, è affiancato dagli schizzi delle due “edicole votive” (o “pilastrini”…), collocate all’inizio della strada denominata appunto “Stradello cappuccini”, che si apre poco fuori Porta Montanara, in direzione Brisighella (all’altezza dei nn. civici 89/93 di Via Guglielmo Marconi).
Qualcuno, incuriosito anche dall’originalità del titolo del foglio parrocchiale, chiedeva qualche notizia di queste edicolette, notizie che si possono anche fondamentalmente desumere dalle due piccole targhe apposte su entrambi i manufatti.
Un primo riferimento potrebbe essere il “famoso” disegno di Romolo Liverani (realizzato negli anni 1823-1842), che qui riproponiamo, dopo averlo già “pubblicato” nel n. 4 de “Lo stradello”, dove è rappresentato il primo tratto della strada che esce da Porta Montanara e si dirige verso Brisighella. Sulla sinistra del disegno del Liverani sembra si possa intravvedere l’“ingresso” allo “stradello” che porta al Convento dei Cappuccini.
Lorenzo Savelli, nel commentare il disegno, così afferma: “La presente veduta raffigura l’ultimo tratto della strada verso Brisighella, con la Porta in lontananza; sulla sinistra all’imbocco dello Stradello dei Cappuccini, si vedono la celletta e i due pilastrini, che alla fine dell’800 vennero distrutti. Solo i pilastrini furono ricostruiti nel 1837. Sullo sfondo la chiesa di S. Agostino col campanile e la torre dell’orologio”. Anche se forse non sono proprio ben riconoscibili i due “pilastrini”, però sembra che le strutture murarie (almeno la piccola cappellina) segnino effettivamente l’imbocco di una piccola strada secondaria: lo “stradello” di cui parliamo.
Le lacune e le incongruenze cronologiche nella ricostruzione delle vicende delle due edicole potrebbero essere colmate solo con una ricerca più puntuale e approfondita (al di là delle nostre possibilità). In ogni caso sembra che a partire dalla seconda metà dell’800/inizio ‘900 i due “pilastrini” accogliessero già le persone che desideravano raggiungere la chiesa dei frati cappuccini (con il suo famoso “crocifisso”) oppure raggiungere la strada che correva lungo il canale “grande” (allora chiamata anch’essa Via dei cappuccini).
Come si legge su entrambe le targhe metalliche apposte sulle due edicole, lo scultore Giuseppe Rosetti (Brisighella 1864-1939), detto il “mutino” (per una evidente menomazione), all’inizio del ‘900, vi collocò due sue pregevoli opere in terracotta policroma, una (quella di sinistra) rappresentante la Madonna (verosimilmente l’ Immacolata Concezione, devozione cara ai cappuccini) e l’altra (quella di destra) con la riproduzione del noto evento miracoloso del dialogo tra il Crocifisso e fr. Battista Castellini da Faenza.
Il passare del tempo, gli eventi bellici e probabilmente anche qualche atto vandalico avevano deturpato le due immagini per cui si rese necessaria la loro sostituzione. Questo avvenne alla fine degli anni ’90, quando il prof. Claudio Donno, valente scultore, a suo tempo allievo di Messina e di Minguzzi, presso l’accademia di Brera, e con all’attivo numerose mostre personali, plasmò due copie identiche in terracotta, di pregevole fattura, che furono collocate nelle due edicole in sostituzione di quelle del “mutino”.
Le copie originali (restaurate a cura del “Laboratorio di restauro del Museo Internazionale delle Ceramiche” in Faenza) in un primo momento vennero collocate in un coretto laterale della chiesa, ma in seguito furono poste al piano terra del convento dove tuttora si trovano.
Tra l’altro ricordiamo che dello scultore Giuseppe Rosetti sono le quattro statue degli evangelisti collocate nella cappella del Crocifisso.
I due pilatrini all’inizio dello Stradello sono in verità una minuzia nel vastissimo panorama delle opere d’arte a Faenza, ma si sono ugualmente ricavati un loro piccolo spazio se vengono segnalati come opere d’arte da visitare nel sito ufficiale di informazione turistica di Terre di Faenza [link].
Inutile dire che anche queste due edicole avrebbero bisogno di una “risistematina” (pulitura della croce e del simbolo francescano; ripristino del telaietto di legno con la rete di protezione e di alcuni elementi murari).
Bello infine sarebbe anche collegare le edicole alla illuminazione pubblica per evidenziare alla vista dei passanti questi due piccoli gioielli che richiamano e rammentano importanti momenti della spiritualità di Faenza.



